
GIOVANNI PASCOLI (1855-1912)
Nacque a San Mauro di Romagna il 31 dicembre 1855. Fu nel collegio dei Padri Scolopi ad Urbino, quindi nei licei di Rimini e di Firenze. Nel 1867, il padre, mentre tornava a casa su un calessino trainato da una cavalla storna, rievocata in una poesia, fu ucciso. Non si seppe mai chi fosse l’assassino.
Dopo la morte del padre, perse anche la madre e le due sorelle. La famiglia, composta solo da ragazzi, cadde in miseria. Il poeta si laureò grazie ad una borsa di studio che gli permise di frequentare l’università di Bologna. Su questo importante episodio ci ha lasciato una toccante rievocazione nel racconto Ricordi di un vecchio scolaro.
Da professore, grazie all’interesse di Giosuè Carducci, cominciò la sua carriera proprio a Matera, dove insegnò al Liceo classico dal 1882 al 1884. Fra i suoi allievi ricordiamo Nicola Festa.
Dopo Matera fu trasferito a Massa ed a Livorno, ma, avendo assunto atteggiamenti anarchici, fu trasferito a Messina. Alla maniera decadente si chiuse nel suo dolore, si isolò in se stesso, solo con le sue memorie e con i suoi morti. La sua ribellione fu un senso di repulsione verso una società in cui era possibile uccidere impunemente e nella quale si permetteva che una famiglia di ragazzi vivesse nella sofferenza e nella miseria.
Nella sua poesia si riscontra una rassegnazione al male, una passività di fronte ad esso: vi domina una malinconia diffusa nella quale il poeta immerge tutto: uomini e cose. La sua poesia non ha una trama narrativa e non è descrittiva: esprime soltanto degli stati d’animo, delle meditazioni. E' l’ascolto della sua anima e delle voci misteriose che gli giungono dalla natura e dai morti.

Lettere su Matera
Giovanni Pascoli giunse a Matera il 7 ottobre del 1882 per insegnare latino e greco nel locale Liceo Ginnasio. Era molto legato alle sorelle Ida e Maria, cui scriveva spesso.
Riportiamo qui alcuni brani tratti da quelle lettere.
“Sono a Matera sin dalle ore prime antimeridiane del 7. Arrivai all’una dopo mezzanotte, dopo molto trabalzar di vettura, per via selvagge, attraverso luoghi che io ho intravisto notturnamente, sinistramente belli.(…) Una città abbastanza bella, sebbene un poco lercia.”
“I contadini vanno vestiti nel loro simpatico ed antiquato costume e stanno tutto il giorno, specialmente oggi che è domenica, girelloni per la piazza. Hanno corti i brachieri e scarponi grossi senza tacco, una giacca corta e in testa un berrettino di cotone bianco e sopravi un cappello tondo. Sembrano che si siano buttati giù dal letto in fretta e furia, e si sian messi per distrazione il cappello sopra il berretto da notte.”
Lettera del 19 ottobre 1882:
“...ma in generale sto bene a Matera… sai di una cosa mi lagno: qui è troppo caro il vivere e l’alloggio e tira quasi sempre scirocco (…)”
Lettera del 5 ottobre 1883 a Giosuè Carducci:
“Non c’è un libro qua, da vent’anni che c’e’ un Liceo a Matera, nessuno v’è uscito con tanta cultura da sentire il bisogno d’un qualche libro; i professori pare che abbiano avuto tutti la scienza infusa; e perciò di libri non s’è n’è comprati. Ci vorrebbe forse un sussidio del governo, ma il Governo probabilmente non ne vorrà saper nulla.
Lettera del 1902 al Preside del Liceo di Matera Vincenzo Di Paolo:
“Come mi giova, dopo una vita così torba tornare a cotesta serenità di pensiero e di parole, che avrei dovuto prendere da lei in quella povera città di trogloditi, in cui vissi così felice, sebbene così pensoso! Sì: delle città in cui sono stato, Matera è quella che mi sorride di più, quella che vedo meglio ancora, attraverso un velo di poesia e di malinconia”
Oggi a ricordo della permanenza di Giovanni Pascoli a Matera è presente una lapide in suo onore, apposta sulla facciata dell’odierna Prefettura in Piazza Vittorio Veneto, a sinistra della chiesa di San Domenico.
"A GIOVANNI PASCOLI NEL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE
QUI DOVE DIMORO’ IN MATERA IL POETA DI SAN MAURO DI ROMAGNA
INIZIANDO LA LUNGA OPERA SUA DI MAESTRO CON ESSA AFFIANCANDO E INTEGRANDO L’ESERCIZIO DELLA DIVINA POESIA 16 DICEMBRE 1962"