
CESARE BRANDI (1906-1988)
Uno dei massimi esperti e teorici dell’arte. Nato a Siena, ha ricoperto, accanto all'attività accademica, importanti incarichi nell'amministrazione statale delle Antichità e Belle arti. Nel 1938, ha progettato assieme a G.C. Argan l’Istituto Centrale del restauro, che ha poi diretto fino al 1959. Brandi ha insegnato allle università di Palermo e di Roma, per due volte ha vinto il premio Feltrinelli per la critica d'arte e nel 1977 ha vinto il premio Viareggio per la saggistica. Accademico dei Lincei e di S. Luca, fondatore e collaboratore di numerose riviste specializzate, firma prestigiosa del Corriere della sera, ha prodotto un grande numero di opere. Il primo forse che in questo secolo abbia colto la centralità ed il nuovo significato delle attività di recupero e conservazione delle opere d'arte. Ha scritto numerosi diari di viaggio, opere di poesia e saggi storico-critici. Tra questi, oltre alla Teoria del restauro(1963) ricordiamo: Celso o della Poesia, Arcadio o della Scultura (1956), Eliante o dell'Architettura ( 1956). Muore a Vignano.
La seguente notizia biografica dell'illustrissimo Cesare Brandi è stata curata
dalla Dott.ssa Ilaria Mancinelli, che ringraziamo per avercela inviata, ed è tratta da
“TEORIA DEL RESTAURO” di CESARE BRANDI
LEZIONI RACCOLTE DA L.VLAD BORRELLI, J. RASPI SERRA, G. URBANI
ROMA 1963 - EDIZIONI DI STORIA E LETTERATURA
Tra le maggiori personalità e studiosi d'arte che si sono occupati del dibattito per la ricollocazione del grifo e del leone di Perugia intervenendo alla tavola rotonda del 1973, sicuramente spiccano i nomi di Cesare Brandi e Valentino Martinelli, esperti di grande fama con una profonda preparazione, quindi risulta opportuno esporre una breve biografia di entrambi, certo un profilo non esaustivo e completo ma indicativo delle loro attività e del grande contributo che hanno donato verso la storia dell'arte e nel campo della sua ricerca (1).
Cesare Brandi è nato a Siena l'8 aprile 1906, si è laureato in Giurisprudenza all'Università di Siena nel 1927 e in Lettere all'Università di Firenze nel 1928. Nel 1930 inizia il suo incarico presso l'Amministrazione delle Antichità e delle Belle Arti presso la Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie di Siena, prima tappa importante di una lunghissima carriera costellata di incarichi importanti e di successi. Riceve l'incarico di riordinare, catalogare e sistemare la collezione dei dipinti dell'Accademia di Belle Arti di Siena nella nuova sede di palazzo Buonsignori, lavorò per tre anni al catalogo che uscì presso il Poligrafico dello Stato nel 1933 (2).
Nello stesso anno avendo vinto il concorso per Ispettore nei ruoli della Amministrazione delle Antichità e Belle Arti passò alla Sopraintendenza ai Monumenti di Bologna. L'incarico durò circa tre anni e durante questo periodo trascorso nella città si occupò di organizzare un primo laboratorio di restauro e l'importante "Mostra della Pittura Riminese del trecento" del 1935 (3).
Nel 1936 fu chiamato a Roma dove assunse con funzioni ispettive un importante incarico presso la Direzione Antichità e Belle Arti, quindi accettò la nomina a Provveditore agli Studi di Udine da dove fu trasferito con responsabilità miste di provveditorato e di Soprintendenza nel Governatorato delle isole italiane dell'Egeo. Nel 1938 venne richiamato in patria dove gli fu assegnato l'incarico specifico di realizzare l'Istituto Centrale del Restauro di cui ne fu direttore dal 1939 al 1959 (4).
Iniziò un periodo di attività intensa e sicuramente la più nota di Cesare Brandi alla guida dell'I.C.R; i primi anni della sua direzione furono particolarmente complicati e si dovette scontrare con difficoltà di tipo organizzativo alfine di rendere produttiva ed efficiente una struttura del tutto nuova e complessa quale doveva essere l'Istituto, inoltre erano gli anni dell'ingresso in guerra dell'Italia con le conseguenti limitazioni economiche e difficoltà di approvvigionamento di materiali e attrezzature (5).
L'attività dell'I.C.R. conosce un momento di stasi a causa del culminare degli eventi bellici e che si concludono nel 1945; ora ci sono le macerie della guerra, i problemi della ricostruzione e soprattutto dei criteri da seguire e da applicare all'intervento di restauro. Brandi durante la sua attività di direttore dell'I.C.R. formula numerose istanze e teorie su cui oggi si basa tutta l'attività di restauro che non può prescindere da esse (6).
Secondo Brandi l'opera d'arte come prodotto dell'attività umana impone una duplice valutazione, da un lato essa rimanda ad un certo tempo e luogo in cui è stata realizzata e dove la nostra coscienza la colloca, questa è nominata "istanza storica" e nel contempo assume una valenza specifica che riguarda la sua artisticità e al fatto che viene riconosciuta come opera d'arte, questa istanza viene denominata "estetica". Da qui deriva la prima definizione di restauro inteso come "il momento metodologico del riconoscimento dell'opera d'arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica" (7).
Questi principi basilari sono contenuti negli scritti di Brandi sul restauro con intenti espliciti di sistemazione e definizione teorica, i primi risalgono al 1948, successivamente li ampliò e ne aggiunse molti altri fino a dar vita alla raccolta intitolata "Teoria del restauro", un insieme di scritti che testimoniano la lunga ed esperta attività di Brandi.
Tornando alle vicende biografiche nel 1953 viene nominato Soprintendente di I classe nei ruoli della carriera direttiva dell' Amministrazione delle Antichità e Belle Arti. Svolge anche la professione di libero docente dell'Arte Medioevale e Moderna tenendo numerosi corsi di insegnamento presso l'Università di Roma, alternando ai corsi numerose conferenze e consulenze all'estero assegnate dall'UNESCO per la salvaguardia e per l'intervento di opere d'arte in pericolo (8).
Note
(1) Tavola rotonda a Perugia, Bollettino Italiano, diario della cultura e delle arti a cura dell'agenzia giornalistica italiana, n. 5, 1973.
(2) C.Brandi, la Regia Pinacoteca di Siena, Roma 1933.
(3) C.Brandi, la pittura riminese del trecento, Rimini 1935, dello stesso autore: conclusioni su alcuni problemi della pittura riminese del trecento, Critica d'Arte I, 1935, e aggiunta alle conclusioni su alcuni discussi problemi della pittura riminese del trecento, Critica d'Arte II, 1937.
(4) L'Istituto Centrale per il restauro svolge un'importante funzione di rilevamento di indagini sistematiche sull'influenza di fattori ambientali, naturali ed accidentali che possono influire sul deterioramento delle opere d'arte, d' interventi conservativi e di restauro ,inoltre presta consulenza scientifica e tecnica, provvede all'insegnamento del restauro e quindi alla preparazione del personale tecnico e scientifico.
(5) L'impegno maggiore di quegli anni iniziali fu senza alcun dubbio il restauro degli affreschi della basilica superiore di San Francesco di Assisi. Si veda: I restauri della basilica superiore di Assisi, le Arti IV, 1942
(6) In C.Brandi, il restauro, teoria e pratica 1939-1986 sono raccolte insieme alle teorie di Brandi anche i maggiori e i ù significativi restauri compiuti dall'I.CR. per comprendere l'esperienza concreta di questo intervento. Sono descritti i restauri ad importanti opere pittoriche, alle facciate di chiese e palazzi, interventi sugli affreschi, nell'ambito dell'urbanistica, degli scavi archeologici.
(7) C.Brandi, il restauro d'arte secondo'istanza estetica o dell'artisticità, Bollettino dell'Istituto Centrale del Restauro,
1953, idem, il restauro e l'interpretazione dell'opera d'arte, Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, XXIII, 1954.
(8) Le conferenze all'estero furono molteplici, tenute nella maggiori città mondiali: nel 1948 in Belgio (Bruxelles), Svizzera (Basilea e Berna), Francia (Lione, Strasburgo, Parigi), Inghilterra (Londra), nel 1949 in Portogallo (Lisbona), nel 1951 in Austria (Vienna), nel 1952 in Spagna
(Madrid e Barcellona), nel 1953 in Grecia (Atene), nel 1962 in Libia (Tripoli) e in Tunisia (Tunisi). Alcune delle tante missioni svolte per l'UNESCO furono: in Juguslavia nel 1951 per la ricostruzione della chiesa di Santa Sofia in Ochrida, nel 1956 a Gerusalemme per il restauro dei mosaici della Cupola della Roccia detta Moschea di Omar, in Egitto nel 1958 per le pitture rupestri di Abu Hoda e della tomba di Nefertari a Louksor.