Il recupero dei Sassi e l'UNESCO

A cura di Antonio e Francesco Foschino

Concluso il totale svuotamento negli anni '60, per i Sassi cominciano decenni di abbandono e degrado nella completa e vergognosa assenza di interventi politici, sia locali che nazionali atti a tutelare questo immenso patrimonio.
Pur se non c'e' alcuna separazione fisica fra i Sassi ed il resto della città, questi erano completamente avulsi dalla vita della città e dei suoi cittadini.
Le nuove generazioni non li hanno conosciuti, e pur se in teoria erano il centro storico della città, la quasi totalità delle persone non vi si recava mai.
Anche le generazioni che vi hanno vissuto, in pratica non vi hanno più rimesso piede. A titolo esemplificativo, il mio bisnonno (nato nel 1897 e deceduto il 1991) vi è tornato una sola volta dal 1962 in poi, pur vivendo fino al 1991 sempre a Matera, ed i miei  4 nonni sono tornati a vederli per la prima volta solo nel 2001 dopo 35 anni. 
La città ha provato vergogna del proprio passato, e ha consapevolmente creato attorno al perimetro dei Sassi una cortina di edifici che ne impedisse la vista.
I genitori hanno cercato per quanto possibile di parlare ai propri figli in italiano, ed oggi ai giovani il dialetto locale è pressocchè sconosciuto se si escludono poche parole. Ma una volta compiuto lo svuotamento, cosa farne dell'enorme complesso dei Sassi, interamente abbandonato?
Nel corso degli anni si è aperto un dibattito che ha visto le più varie ipotesi, di cui si occupa un nostro approfondimento. Qui invece ci limitiamo a descrivere la soluzione che è stata scelta.


Un progetto del famoso Arch. Renzo Piano per il restauro di una parte dei Sassi, nei pressi della chiesa di San Pietro Barisano. Il progetto, non realizzato , prevedeva servizi per l'alloggio, la ristorazione, punti d'incontro, e cercava negli intenti di riportare il contatto umano rispettando le antiche tecniche. Il progetto è del 1986.

 

E' stato deciso di fermare l'abbandono recuperando le case e le chiese dei Sassi con una cooperazione fra pubblico e privato. Non dimentichiamo che la quasi totalità dei Sassi sia demaniale. Una parte dei Sassi sta trasformandosi in sistema museale: Museo della civiltà contadina, Museo demo-antropologico, Circuito delle chiese rupestri, Mostre d'arte etc.
Una seconda parte ha natura commerciale, con pizzerie, ristoranti, pubs, alberghi, società software, negozi di artigianato tipico.
Una terza parte è di natura residenziale. I Sassi stanno tornando ad essere quindi una parte viva della città, e pur se molto rimane da fare, il lavoro è stato avviato e procede abbastanza bene. La legge 271 del 1986 ha stanziato 100 miliardi, ed altri sono giunti con le successive finanziarie. Il Comune di Matera ha predisposto piani biennali di attuazione della legge.
In parole semplici, facendo richiesta al comune, si ha gratuitamente in concessione per 99 anni un immobile nei Sassi, a condizione che lo si ristrutturi, e dei soldi per la ristrutturazione, una cifra che va dal 40 al 60 % (a seconda se si tratti di prima abitazione, seconda casa o attività commerciale) è data dallo Stato a fondo perduto. Usufruisce dei fondi anche chi è proprietario di un immobile. Nonostante i fondi siano comunque esigui per la mole del restauro e nonostante le lentezze burocratiche, una considerevole parte del Sasso Barisano è stata restaurata. Nel rione Civita e nel Sasso Caveoso invece rimane ancora molto da fare.

Per restaurare una casa dei Sassi bisogna attenersi strettamente al Manuale del Restauro redatto dall'Architetto Amerigo Restucci, che prevede numerosi accorgimenti per preservare la natura del luogo.
Per i Sassi si parla sempre, infatti di Restauro Conservativo.
All'interno di una casa oggi vi si trovano tutte le comodità della vita moderna, nessuna esclusa, ma vivere in una di queste secolari case è un'esperienza unica, perché è la casa stessa a diventare paesaggio.
Oggi i Sassi, quindi, ricominciano a vivere e dal 1993 sono stati inseriti dall'UNESCO nella lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità.
Sono stati il primo luogo al mondo dichiarato "paesaggio culturale" e ne è stato riconosciuto il ruolo di modello che possono svolgere nel mostrare come vivere in equilibrio con l'ambiente, sfruttandone le risorse ma integrandosi con esso, senza stravolgerlo.
Matera è stata la prima città a Sud di Roma ad entrare nella lista ed ha segnato una tappa importante: non un singolo monumento o un agglomerato urbano, ma un intero  sistema di vita, un modello di sviluppo, che hanno retto per millenni, sono stati ritenuti così importanti da essere un Patrimonio dell'umanità da preservare e tramandare ai posteri.
Non si può non ricordare il contributo determinante offerto dall'Architetto Pietro Laureano nel sottoporre all'attenzione internazionale le caratteristiche peculiari ed irripetibili dei Sassi e dell'ambiente circostante, ricco di evidenti testimonianze dal periodo neolitico fino ai giorni nostri, riuscendo ad elevare la fama degli antichi quartieri da "vergogna nazionale" a Patrimonio dell'Umanità.

 

Un aiuto eccezionale per capire meglio questo immenso patrimonio, è dato dal libro GIARDINI DI PIETRA -I Sassi di Matera e la civiltà mediterranea- di Pietro Laureano edito da Bollati Boringhieri.

< Come proporre una nuova chiave di lettura per i Sassi di Matera? Secondo Laureano è necessario considerare il territorio nella sua globalità e nella sua dimensione storico-sociale, così come in quella geografica e ambientale, e inserire questo particolare "modo di abitare" in un disegno comune a molte civiltà del mediterraneo.
Occorre dunque partire dalle ricche memorie del passato, sin dai primordi del Neolitico, per vedere come le successive trasformazioni climatiche e paesaggistiche, assieme ai drastici cambiamenti dell'organizzazione sociale delle popolazioni, si riflettano nell'evoluzione dei manufatti e delle abitazioni.
Grotte naturali, architetture ipogee, cisterne, enormi recinti trincerati, masserie, chiese e palazzi, si succedono e coesistono, scavati o costruiti nel tufo delle Gravine
...>

Torna Sopra