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Chiesa e Convento di San Domenico

 

Il complesso di San Domenico risale al 1230 quando il beato Nicola da Giovinazzo, discepolo del Santo, vi stabili l’ordine dei Padri Predicatori. All’esterno presenta la struttura originale duecentesca, eccetto la facciata, che in origine, terminava a cuspide. Di stile romanico-pugliese, è dominata dal motivo degli archetti ciechi con lesene, presente sulla facciata e sulla parete laterale. Al centro del rosone è raffigurato un cane che ha una fiaccola in bocca, simbolo dei domenicani (Domini Canes, il cane a guardia del Signore – la fiaccola rappresenta la fede.). Sulla Ruota della Fortuna abbiamo dedicato un approfondimento a parte.
La visita guidata illustra inmodo dettagliato tutta la chiesa: interno;A croce latina, a tre navate. La volta , originariamente a capriate, fu demolita nel 1609 e ricostruita in tufo. Sopra l’ingresso, nella cantoria, un bellissimo organo del 600; alla base vi è un discreto dipinto. Nella navata di destra, subito dopo l’ingresso, è presente il sepolcro di Orazio Persio(1589-1649), raffigurato nel ritratto soprastante. Immediatamente dopo è la Cappella della famiglia Persio che, su una parete laterale,reca un affresco seicentesco di recente rinvenuto che raffigura la Visitazione (1600).Segue un altare con copia della “Sacra Famiglia” di Raffaello, eseguita da Domizio Persio. Proseguendo, sull’altare successivo è posta una “Pietà” del 1614, dipinta dal materano G. D. Oppido. Segue la Cappella della Madonna del Rosario dove, su un pilastro, una lapide ricorda che, per intercessione della Madonna , nel 1630 la città fu salvata da un’epidemia di peste.
La Cappella, a base ottagonale, ha una cupola emisferica, a cassettoni, culminante in un lucernario, abbellito a sua volta da una carola di angeli scolpiti nel tufo. Sulla sommità della cupola, seguendo una serie di cerchi concentrici, si legge: “Si lumen petitis matrem me quaerite solos si flores roseis floribus hortus ego”.
All’interno della Cappella, di un certo interesse è la tela dell’altare, eseguita dal materano Vito Antonio Conversi nel Settecento. Inoltre, in due nicchie sono collocate due statue in tufo, di S. Lucia e S. Agata, di ignoto. Recenti restauri hanno evidenziato sull’arco d’ingresso alla Cappella bassorilievi dedicati a S. Domenico, S. Giacinto, S. Pietro Martire da Verona. L’ultimo altare della navata di destra è dedicato a S. Tommaso D’Aquino, di G.D.Oppido (1632). Come si può notare, tutti i santi ritratti sono domenicani.
Nella navata di sinistra,  si scorgono, in ordine,  un dipinto di S. Caterina, quindi nel Primo Altare, uno di V.A. Conversi deciato all’Annunciazione. Nel secondo Altare,una Madonna col Bambino, S. Vincenzo e S. Giacinto, opera di Antonio Sarnelli (1781). Subito dopo, nella terza campata, si trova una tela di V. A. Conversi raffigurante S. Domenico; nella nicchia sottostante, invece, c’è una statua in tufo “la Madonna della Sanità”, attribuita allo scultore Stefano da Putignano (1518). Sul terzo altare vi è Gesù Bambino benedicente, di autore ignoto (XVIII sec.). Si giunge quindi davanti alla porta, ora murata, che in passato serviva a dare l’accesso al convento, adiacente alla chiesa. In alto, sulla volta, figura l’arme di Ferdinando IV.
Sull’ultimo altare, infine, troneggia la statua di S. Pietro martire da Verona, di Stefano da Putignano. Passando all’altare maggiore, oltre al complesso in cartapesta della Madonna del Rosario, si nota la seicentesca tela di autore ignoto, “la glorificazione di S. Domenico”. Quindi, prima dell’arco trionfale, in una nicchia è esposta la statua in legno e stoffa di S. Domenico (XIX sec.); sul lato destro, posta nel muro si ammira una stupenda acquasantiera in ceramica del 1754.
Al centro, un grande portale architravato, su cui poggia un telamone che, a sua volta, regge un bellissimo rosone, raffigurante la ruota della fortuna, dominata dall’Arcangelo Michele.

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